Cosa “muove” un uomo a mettere in gioco tutto ciò che ha raccolto e costruito in un’esistenza, di materiale e immateriale?
Un amore. Un ideale. Un sogno.
DONATELLO BELLOMO
Belgica. La nave che visse due volte
De Gerlache, Amundsen, Cook e la drammatica spedizione in Antartide del 1898.
La drammatica spedizione scientifica in Antartide del 1898 della nave Belgica del barone Adrien de Gerlache de Gomery. Con lui, il ventenne Roald Amundsen, Frederick Cook, Henry Lecointe e alcuni tra i migliori naturalisti della Sorbona. Un anno alla deriva, prigioniera del pack, la Belgica e il suo equipaggio sono stati l’avamposto estremo della civiltà ai confini del mondo. Morte, disperazione, speranza, coraggio. La sfida assoluta.
“C’è chi ha una casa e chi una valigia”, dice un proverbio francese. Teologi, scienziati, artisti, viaggiatori dell’incognito, hanno caricato il pendolo della storia spostandone le lancette in avanti.
Donatello Bellomo
Ho lavorato in due banche, una finanziaria, co-organizzato concerti jazz; giornalista professionista, per quindici anni responsabile dei settori Cultura e Spettacoli del gruppo editoriale Athesis.
Ho pubblicato oltre venti titoli con Sperling & Kupfer, Mursia, Longanesi e vinto i premi Tuscania, Gaeta, Circeo. Ho tradotto cinque saggi dal Francese per Sugarco.
Colleziono dipinti e disegni del Barocco italiano, arte sacra medioevale, icone, maschere sciamaniche africane, bakongo, lettere di Blaise Cendrars e Roger Nimier, foto e cartoline viaggiate di soldati francesi della Grande Guerra. E diari di bordo.
Ascolto da Ildegarda Von Bingen al jazz modale. Non il pop, non il rock, non il mélo. Ho raccolto molto più di quanto riuscirò a leggere – i classici francesi, soprattutto – ascoltare e vedere.
Mi piacciono l’andatura di bolina e al traverso, navigare di notte e timonare gli sloop; ho fatto due completi peripli d’Italia e sono stato scrittore ospite della Louis Vuitton Cup.
Ho sempre avuto cani da caccia femmine e non ho mai sparato un colpo. Se avessi posto, alleverei piccioni viaggiatori. Ma sto benissimo anche con i canarini gialli e con le rondini che nidificano sopra la terrazza.
www.donatellobellomo.com
Principali pubblicazioni:
- Gli occhi bianchi di Pippo (poesie) vincitore del premio Ungaretti 1985; edito da Rebellato
- Sextet-Sei racconti americani (racconti); edito da Arcoboan
- Il posto di mezzo (racconti); edito da Arca
- La notte in cui le farfalle volarono indietro (romanzo) edito da Capobianco
- L’uomo che cavalcava un sogno (romanzo) edito da Sperling & Kupfer. 1996 in cartonato; 1999 in edizione Superbesteller
- La Settima Onda (romanzo) edito da Sperling & Kupfer; 1998 in cartonato; 2002 in edizione Superbesteller; vincitore dei premi Gaeta-Libro per L’estate; Premio Tuscania; inserito da una giuria internazionale tra i cento migliori romanzi di mare
- L’ultima notte sul Normandie (romanzo) edito da Sperling & Kupfer; 1999 in cartonato; 2002 in edizione Superbestseller
- Prigionieri dell’Oceano (romanzo) edito da Sperling & Kupfer; 2002 in cartonato
- L’uomo del Cargo (romanzo); edito da Mursia; 2005 in cartonato; 3 edizioni, finalista al Premio Sanremo
- La donna della Tempesta (romanzo), edito da Mursia; 2006 in cartonato, finalista al Premio Sanremo
- Mare Notte (romanzo), edito da Mursia; 2008 in cartonato
- Undici lettere all’Ammiraglio, edito da Mursia; 2010 in cartonato; vincitore del Premio Circeo 2011
- La Settima Onda, riedito da Mursia; 2011 in brossura
- Titanic. L’altra storia, edito da Mursia; 2012 in brossura. Terza ristampa a quattro mesi dall’uscita
- Il tesoro degli abissi (con Enrico Cappelletti), Longanesi, 2013
- Céline. La centounesima notte; edito da Il Cerchio, 2021
Altre pubblicazioni:
- Viaggiatori degli abissi, con Fabio Vitale (subacquea) Arca; 1990 in cartonato
- Dizionario del mondo subacqueo, con Fabio Vitale; Sugarco 1993 in cartonato
- Tra cielo e terra (testi su foto di Roberto Merlo) 2002 in grande formato, tradotto in 6 lingue; edito da Tormena
- Verona dal cielo (testi su foto di Roberto Merlo) 2002
- Al di là dell’acqua (testo su foto di Massimiliano Camellini) Greta’s Books 2017
Traduzioni dal francese:
- L’Artifice di Guy Scarpetta (Sugarco);
- La guerre des Images di Serge Gruzinski (Sugarco);
- Hermann Hesse le Magicien di Madeleine Sénès (Sugarco);
- Chernobyl di Victorjy Medvedev (Sugarco);
- Kazimir Malevic, il Padre del Suprematismo (Olograph)
AUDIOLIBRO
Puoi ascoltare “Belgica. La nave che visse due volte” in versione audiolibro su audible.
Letto da: Stefano Zanelli
Registrazione e post produzione audio: Giovanni Massari
STEFANO ZANELLI
ESTRATTI AUDIOLIBRO
Cosa “muove” un uomo a mettere in gioco tutto ciò che ha raccolto e costruito in un’esistenza, di materiale e immateriale? Un amore. Un ideale. Un sogno.
“C’è chi ha una casa e chi una valigia”, dice un proverbio francese.
Teologi, scienziati, artisti, viaggiatori dell’incognito, hanno caricato il pendolo della storia spostandone le lancette in avanti.
Marzo 1895. La sagoma della piccola baleniera attraccata al pontile dell’isola Jan Mayen, tra l’oceano Atlantico e il Mar Glaciale Artico, era una macchia scura nell’alba nebbiosa. Il barone belga Adrien Victor Joseph de Gerlache de Gomery, al riparo di un fumaiolo del Castor, che procedeva in abbrivio, bevve l’ultimo sorso di caffè e accese la prima pipa della giornata.
Quante volte de Gerlache in un giro di sole e di luna, camminando dall’attacco del bompresso allo specchio di poppa, ha riconsiderato il suo programma!
Avrebbe “speso” il primo anno in una ricognizione nel Mare di Weddell, a ridosso dell’Antartide, dirigendo poi a Terra Vittoria per lo sverno insieme a tre compagni, mentre la Belgica, a Melbourne, si sarebbe rifornita di carbone e avrebbe caricato provviste.
Il 14 febbraio, la Belgica si salva per la terza volta. Finita a scogli a Punta Arenas, dopo l’impatto con l’iceberg, è di nuovo a un “nulla” dalla fine.Notte fonda. Visibilità è scarsa. Amundsen, di “quarto”, vede che a poche decine di metri, la nave sarà stretta tra la costa a strapiombo e una fila di scogliere. Non c’è acqua, non è possibile virare di bordo né strambare e il vento è in incremento e le onde in crescendo per l’innalzamento del fondale.
Chi mai avrebbe immaginato di attendere la levata del sole come segno visibile della Provvidenza? Il nido del corvo, lassù, sull’albero di maestra, è l’osservatorio più frequentato. Solo pochi giorni prima, salire in coffa era un’impresa che mozzava il fiato e stroncava le gambe. Ora, c’è chi fa a gara per accaparrarsi il posto, per poter dire “l’ho visto prima io”.
L’ultima settimana di agosto e le prime due di settembre saranno le più fredde dell’anno, con punte sino a -43°, l’8 settembre, dopo una media di -11,3°.
La disillusione si “stampa” sul viso di Dobrowolski e di Lecointe, che ogni giorno leggono sul termometro la temperatura; talvolta il lumicino della speranza rimane acceso grazie a un volontario, illusorio espediente: “domani andrà meglio”. Anche domani si dirà “domani andrà meglio.
Lunedì 9 gennaio 1899. Non c’è più tempo.
La Belgica è bloccata al centro di un ettagono irregolare dal diametro variabile, secondo il movimento dei ghiacci, tra i due e i tre chilometri. Dei sette lati, due confinano con le acque libere, a ore 12 e a ore 3 rispetto alla prua. Per miglia, la crosta è in sommovimento e sta derivando ma le spaccature sono relative. Il primo incubo: trascorrere un altro inverno in quell’inferno; il secondo: il ghiaccio che rinserra la nave l’ha protetta dalle pressioni delle masse libere ma ora che queste si vanno fratturando, la Belgica, impossibilitata a manovrare, è una noce in una tenaglia.
De Gerlache convoca l’equipaggio in quadrato la sera di mercoledì 11. “Scaveremo due canali a poppa della Belgica per raggiungere le acque libere a ore 3. Ricalcheremo una sorta di “j” larga inizialmente da otto a dieci metri che diverranno circa cento all’arrivo. Quest’inverno, tutti abbiano notato un largo crepaccio a poppavia, ora chiuso da ghiaccio meno spesso di quello che abbiamo trovato a proravia”.
Anche l’animo più inquieto ha bisogno di approdare all’isola della normalità.
Portare a termine l’impresa ai confini del mondo e della resistenza umana, oltre le linee dell’ottimismo della speranza e del pessimismo della ragione, aveva sfiancato de Gerlache. L’urgenza era nella prevedibilità del ciclo delle stagioni, nell’alternanza di sole e pioggia, di tepore e freddo, di pianura e collina.
